N° 70

                                                                                                           

LE COLPE DEI PADRI

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Le foto nelle sue mani parlano chiaro: le teste dei suoi tre figli, Philip, Kathy e Andy, cerchiate dal mirino telescopico di un fucile di precisione.

-Quel maledetto Mandarino!- esclama Tony Stark furioso.

            Pepper Potts prende le foto e le osserva, poi scuote la testa e chiede:

-Rifletti, Tony, ti sembra un comportamento tipico del Mandarino questo?-

-Ora che mi ci fai pensare… no: non è nel suo stile una minaccia come questa, lui è decisamente più diretto. Ho pensato istintivamente a lui perché ha distrutto il nostro yacht dandoci appena il tempo di salvarci: un macabro avvertimento che è costato la vita ai membri dell’equipaggio-[1]

-Devi ammetterlo: non ti mancano i nemici che potrebbero volerti colpire attraverso i tuoi figli.-

-Ma come avrebbero potuto sapere che ero in questo hotel di Miami?-

-Vuoi scherzare? Sei una figura pubblica. Non appena sei sceso dalla nave della Guardia Costiera sarai stato immortalato dai cellulari dei presenti e le nostre foto saranno da ore su tutti i social network. Scoprire in che hotel siamo scesi dev’’essere stato molto semplice.-

-Come al solito, sei la voce della ragione per me. Non sto ragionando lucidamente e invece devo farlo. Chiunque sia il nemico, la prima cosa da fare è avvertire Happy e Eddie perché pensino a proteggere i ragazzi sino al nostro ritorno.-

-Fine della vacanza eh? Me lo sentivo che non sarebbe durata molto.-

            Tony la abbraccia sperando di essere convincente.

 

            Il posto è un club molto esclusivo di New York a cui è consentito l’ingresso solo a clientela molto particolare e selezionata. In un salottino riservato un uomo dai capelli neri ed occhi castani siede ad un tavolino e sorseggia dello champagne quando entra una donna che veste una tuta aderente scura ed il volto coperto da una maschera d’oro che riproduce fattezze femminili.

-Lo Straniero, suppongo.- dice avanzando nella stanza.

-Così mi chiamano.- risponde lui -E tu saresti Madame Masque?-

-Così mi chiamano.- replica la donna sedendosi davanti a lui ed accavallando le gambe.

-Peccato che, a quanto mi risulta, Whitney Frost, alias Madame Masque, sia ricoverata in coma in un ospedale cittadino… e che abbia i capelli neri naturali e non una parrucca.-

-Dettagli.- ribatte la presunta Madame Masque.

-Giusto… consentimi di aggiungere che quella tuta così aderente ti dona molto e che spero che quella maschera non celi un volto sfigurato… ma ora parliamo d’affari: perché mi hai fissato un appuntamento qui? E nota che non ti ho chiesto come hai fatto a rintracciarmi… se fossi davvero chi dici di essere, ne avresti indubbiamente i mezzi.-

-Qualcuno ti ha pagato per uccidere il primogenito di Tony Stark, Philip Grant. Voglio sapere chi è.-

-Mia cara… sarei un imprenditore di ben scarso successo se violassi la privacy dei miei clienti non ti pare? Ma poiché non so mai resistere a una bella donna, ti dirò una cosa: se avessi voluto Philip Grant morto, ora lo sarebbe.-

-Che vuoi dire? Allora era Ling McPherson… ma anche lei è ancora viva, quindi…-

-Se ci rifletti abbastanza, capirai.-

-Forse… forse ho già capito. Molto bene. Ti ringrazio, per adesso e ti do un avvertimento amichevole: lascia perdere il contratto su Philip Grant o chiunque sia il tuo bersaglio. Non ti conviene avermi come nemica.-

            Lo Straniero scrolla le spalle e replica:

-Sono solitto onorare i miei contrati e quindi temo di non poterti accontentare. Peccato: poteva essere l’inizio di una bella amicizia. Immagino sia inutile offrirti da bere. Dovresti toglierti quella bella maschera e dopo che avrei visto il tuo volto dovresti uccidermi.-

            Sotto la maschera la donna si lascia sfuggire un sorriso.

-Potrebbe essere…- replica -… ma ti preferisco vivo. Un giorno potrei aver bisogno dei tuoi servigi.-

-Sempre a disposizione di una damigella in difficoltà.- replica lui con un sorrisetto divertito -Chiamami pure quando vuoi.-

-Forse lo farò.-

            Lo Straniero aspetta che sia uscita poi prende il cellulare e compone rapidamente un numero.

-È appena uscita. Sapete cosa dovete fare: uccidetela senza chiasso.-

            Sempre che ne siate capaci, pensa dopo aver chiuso la comunicazione.

 

            La ragazza dai capelli biondi viene spinta dalla Squadra della Morte nell’ampio salone con le mani legate dietro la schiena. Davanti a lei una coppia stranamente assortita: un uomo apparentemente tra i 50 ed i 60 anni da capelli neri e le tempie imbiancate che indossa una sorta di smoking dall’aria ottocentesca e una corta mantellina e porta all’occhio destro un monocolo. Sa chi è: il Conte Luchino Nefaria, già Capo dei Capi del cartello criminale internazionale noto come Maggia. Accanto a lui una donna di circa trent’anni dai capelli biondi raccolti in una crocchia che indossa un ridottissimo bikini di pelle nera e guanti e stivali pure di pelle nera. Con la mano destra impugna una lunga frusta. Accoccolata ai suoi piedi sta una pantera nera. Conosce il viso della donna ma non ne ricorda il nome.

-Bene, bene.- commenta Nefaria -Ecco la nostra agente dello S.H.I.E.L.D. Dovrai dirci molte cose, ragazza.-

-Da me non saprete niente.- ribatte lei.

-Nemmeno nome, grado e numero di matricola? Dunque dovremo strapparti le informazioni con le cattive? Male, molto male: sarebbe un vero peccato rovinare un così bel faccino… per tacere del resto, ma se non mi lasci altra scelta…-

-Lasciala a me, Luchino.- interviene la compagna di Nefaria facendo schioccare la frusta -Ho voglia di divertirmi.-

            Nefaria fa un lungo sospiro e replica:

-È tutta tua Pavane. Temo, però, che non ne caverai molto: Nick Fury sa addestrare bene i suoi agenti.-

Pavane, ecco chi è. Ora Judith Klemmer ricorda di aver letto la sua scheda: era associata con il mercante d’armi internazionale Carlton Velcro. Lo S.H.I.E.L.D. se n’era interessato perché Velcro aveva venduto un piccolo quantitativo dell’elemento chiamato Inferno 42, un composto altamente esplosivo che deflagra spontaneamente se esposto all’aria per almeno 30 minuti consecutivi, a dei terroristi arabi.[2] L’MI6 Britannico li aveva fermati ed in seguito due suoi agenti avevano dato la caccia a Velcro e Pavane rintracciandoli a Corfù, in Grecia. Velcro era stato ucciso e Pavane data per morta.[3] Grosso errore. Dallo sguardo che ha, è chiaro che si divertirà un mondo a levarle la pelle a frustate un lembo alla volta.

Judith è addestrata a sopportare il dolore ma questo non significa che le piaccia essere torturata. Se Mike O’Brien deve intervenire nei panni di Iron Man è meglio che lo faccia alla svelta.

Come in risposta alle sue preghiere qualcosa piomba contro il soffitto.

 

 

2.

 

 

            La donna in tuta nera ed il volto coperto da una maschera d’oro esce in un vicolo buio ed ha appena fatto pochi passi che si ritrova circondata da una mezza dozzina di uomini armati vestiti con una tuta verde.

-Prevedibile.- commenta la donna.

            Il primo uomo non vede nemmeno arrivare il calcio rotante che lo raggiunge al mento e crolla a terra con un gemito. I suoi compagni si muovono rapidi sfoderando pistole e pugnali. Non abbastanza rapidi, però, da riuscire a colpirla. Purtroppo per lei, la donna che si fa chiamare Madame Masque non riesce ad impedire ad uno di loro di avvolgerle una garrota intorno al collo e cominciare a stringere.

            Lei non si perde d’animo e con un’abile mossa riesce a far volare l’assalitore sopra la sua testa contro uno dei suoi compagni. Solo uno ora rimane in piedi e le punta contro una pistola. Un secco movimento del braccio della donna e un coltello vola nell’aria conficcandosi nella trachea dell’uomo che cade senza un grido.

            Madame Masque raccoglie il cellulare di uno degli assalitori e chiama l’unico numero in memoria.

<<Sì?>>

            La voce è indubbiamente quella dello Straniero, nessuna sorpresa.

-I tuoi uomini hanno fallito.- dice, tranquilla, Madame Masque -Se era un test su di me credo di averlo superato.-

<<E ne sono lieto. Anche se adesso siamo su fronti opposti, credo, mi piacerebbe collaborare con te in futuro… Madame Masque.>>

-Chissà… potrebbe anche succedere prima o poi.-

            Madame Masque interrompe la comunicazione e getta via il cellulare. Con passo veloce raggiunge un’auto parcheggiata poco lontano e dopo essersi messa al posto di guida si toglie la parrucca e la maschera rivelando le fattezze di Bethany Cabe.

            Non si sentiva così viva da tempo, pensa la donna la cui mente occupa il corpo della rossa investigatrice, doveva decidersi a farlo prima ed ora non le resta che pensare alla prossima mossa.

            Whitney Frost si concede un sorriso soddisfatto.

 

            Tony Stark è tutt’altro che soddisfatto mentre riaggancia il telefono.

-Che c’è?- gli chiede Pepper.

-Ho provato a chiamare Philip e Kathy ma non rispondono.- replica lui.

-Non penserai che…?-

-No…spero almeno. Philip probabilmente è così preso dai suoi computer da non badare al cellulare e a quest’ora Kathy è a scuola e deve tenerlo spento.-

-Ne sei davvero convinto?-

            Tony prova a sorridere.

-Meglio pensarla così che pensare al peggio, ti pare?- ribatte -Comunque ora telefonerò alla scuola per assicurarmi che Kathy sia lì. Se non altro siamo certi che Andy sia al sicuro.-

-Il suo caffè, signore.-

            L’arrivo del cameriere del bar dell’hotel distoglie Tony dai suoi pensieri. Sollevando lo sguardo nota solo allora una splendida donna dalla pelle color ambra ed i lineamenti che rivelano un’armonica mescolanza di razze. Siede al bancone del bar sorseggiano quello che sembra un cocktail Sazerac.[4]  Indossa un lungo abito nero senza maniche con un ‘ampia scollatura e spacchi laterali sino alle cosce. Gli rivolge uno sguardo al tempo stesso invitante e irridente.

-Ti rimprovererei il tuo sguardo imbambolato, Tony…- interviene Pepper -… se non fosse che ti capisco. Quella donna ha davvero un fascino… magnetico… ha effetto anche su di me.-

            La donna in questione fruga con gesti calmi nella sua borsetta e ne estrae una carta che volta verso Tony e Pepper. È uno dei tarocchi: gli amanti. Ne estrae ancora un’altra: la torre… rovesciata.

-Ma cosa?- esclama Tony.

            Anche Pepper è perplessa, ma prima che i due possano fare o dire qualcosa, uno dei camerieri li avvisa che il loro taxi per l’aeroporto è arrivato. Con un sospiro Tony si alza e prendendo sottobraccio Pepper si avvia all’uscita sentendo ancora su di sé lo sguardo di una donna che, lui non lo sa, dovrebbe essere morta da più di cento anni.

 

            Una familiare figura in rosso e oro sfonda il soffitto della villa del Conte Nefaria a Montecarlo.

-Iron Man!- avrei dovuto aspettarmelo.- esclama Nefaria.

<<Già… avresti dovuto.>> replica Mike O’Brien attuale occupante dell’armatura <<Non dirmi che credevi davvero che i tuoi scagnozzi mi avessero ucciso?>>

-Un po’ ci speravo, lo ammetto… e darò loro un’altra occasione: Squadra della Morte, dimostratevi all’altezza del vostro nome, fatelo fuori!-

-Con vero piacere.- replica il capo della Squadra, Firefight e punta contro la figura di Iron Man il fucile che ha innestato sul braccio destro facendo fuoco.

 

 

3.

 

 

            Joanna Nivena osserva i suoi figli correre verso di lei uscendo da scuola e si lascia sfuggire un sorriso. Per fortuna suo marito sembra diventato più collaborativo abbandonando il suo atteggiamento ostile e la minaccia di toglierle la custodia del figlio più piccolo, Howie. Ora sembra davvero intenzionato a rimettere insieme i cocci del loro matrimonio ammesso che sia ancora possibile.

            Se non fosse così impegnata coi figli, forse Joanna farebbe caso alla Maserati color blu cobalto che sta rallentando proprio davanti a loro e forse ricorderebbe di averla già vista in un altro paio di occasioni ma non si accorge della sua presenza e quando si volta la vettura è già lontana.

            Il giovane uomo alla guida sogghigna divertito.

-Sarebbe stato facile, Stark…- mormora tra sé e sé -… uccidere tua figlia qui e ora… troppo facile ed io non amo le cose troppo facili. Ma accadrà, stanne certo. Tu soffrirai Tony Stark, e imparerai nel modo più duro quello che io già so: che i peccati dei padri ricadono sempre sui figli.-

           

            L’impatto del proiettile di Firefight fa sfondare una parete ad Iron Man ma non causa praticamente alcun danno alla sua armatura.

<<Dovrai fare di meglio di così, se vuoi battermi.>> dice lui al suo avversario mentre si rialza.

            L’intera Squadra della Morte si schiera contro di lui.

-E tu pensi di potertela cavare contro tutti noi?- ribatte Firefight.

            Mike O’Brien spera di sembrare convincente mentre replica:

<<Visto che me lo chiedi… sì.>> e spara un uniraggio pettorale.

            L’armatura leggera della ragazza che si fa chiamare Caccia la protegge dal colpo ma non può impedire che la forza dell’impatto la scagli lontano contro una parete.

<<I tuoi scagnozzi ti stanno demolendo questa bella villa, Nefaria, che peccato.>>

-Ne varrebbe la pena se riuscissero ad ammazzarti.- replica il conte -Se avessi ancora i miei poteri ionici mi occuperei di te io stesso… con molto piacere.-

<<Non ne dubito… che peccato che tu non sia più quello di una volta eh?>>

            Mike concentra la sua attenzione sul resto della Squadra della Morte. In uno spazio chiuso e ristretto Caccia non ha molto spazio di manovra ma gli altri sono ancora pericolosi.

            Quella chiamata Cortina lancia una specie di granata e subito la stanza piomba nel buio più assoluto. Il casco di Iron Man attiva automaticamente la visione a infrarossi… solo per scoprire che è inutile.

-Sorpreso?- lo canzona una voce di donna che pare provenire dal nulla -La mia cappa di oscurità neutralizza anche la visione all’infrarosso… ma noi, invece, possiamo vederti benissimo… e colpirti.-

            Un istante dopo una gragnuola di proiettili di vario genere si abbatte sull’uomo in armatura rossa e oro.

 

            Nella tormentata nazione africana di Rudyarda l’occhio bionico del Dottor Crocodile brilla di una luce rossastra e subito dopo un raggio laser si abbatte contro War Machine sbattendolo a terra.

<<Ben tentato, Crocodile.>> dice Jim Rhodes <<Ma dovrai fare di meglio se vuoi avere la meglio sulla mia armatura.>>

-Tipo questo?-

            L’ambizioso leader africano sferra al suo avversario un potente sinistro che, con sorpresa di War Machine, fa saltare pezzi della sua armatura.

-Non ti aspettavi che il mio braccio bionico fosse così potente eh? Ed ho solo iniziato.-

            Così dicendo Crocodile sferra un altro colpo stavolta alla piastra pettorale.

<<Brutto bastardo!>> interviene Warwear scagliandoglisi contro.

<<No, Parnell…>> lo ferma Rhodey <<Stanne fuori e bada a Glenda. Crocodile è mio.>>

 

 

4.

 

 

            Morgan Stark guarda l’uomo di fronte a lui e ne percepisce l’evidente disprezzo. Lui e Kenzo Fujikawa non si sono mai piaciuti e si può tranquillamente dire che si sopportano a malapena. Kenzo pensa che Morgan occupi il posto che ha solo perché suo padre, il vecchio Kenshiro Fujikawa, voleva uno Stark in un posto chiave dell’azienda che porta il nome di entrambe le loro famiglie. Per lui Morgan è solo un opportunista senza talento indegno anche solo di guardare sua figlia. Per Morgan Stark d’altra parte Kenzo non è altro che un ipocrita che fa il moralista con la figlia e poi non ha remore a prendersi un’amante americana.

            Questi due uomini sono forzati dalle circostanze a lavorare insieme ma sanno benissimo che presto si sfideranno e le armi saranno i pacchetti azionari che controllano.

-Non mi piace dirlo in questo momento, con suo padre in ospedale, Fujikawa-san…- sta dicendo Morgan -… ma bisogna convocare al più presto un’assemblea degli azionisti per la nomina di un nuovo C.E.O.[5] della società.-

-Non vedo perché.- replica con tono apparentemente pacato Kenzo Fujikawa -Il Consiglio dei Direttori può benissimo nominarmi al posto di mio padre senza problemi.-

-Non se ne parla assolutamente.- replica secco Morgan -Sono il secondo azionista della Stark-Fujikawa e reclamo il mio diritto di convocare un’assemblea e lo farò… proponendo la mia candidatura.-

-Dunque è così. Molto bene: faremo così e vedremo chi vincerà.-

            Rumiko Fujikawa tace e riflette: se gioca bene le sue carte sarà lei a vincere alla fine.

 

            Capita di rado che uno come War Machine si trovi di fronte un avversario non dotato di armatura ma così forte da intaccare il metallo della sua. Certo: Joshua N’Dingi, alias Dottor Crocodile, ha usato la non comune forza donatagli dal suo braccio bionico e questo gli ha concesso un indubbio vantaggio.

            Se fosse un altro uomo Jim Rhodes non esiterebbe ad usare tutta la sua potenza di fuoco contro Crocodile, ma uno come lui trova ingiusto usare le armi contro un avversario disarmato sia pure potenziato, risolverà la questione in altro modo.

<<Hai un bel sinistro, Crocodile, te lo concedo…>> gli si rivolge <<… ma non è abbastanza contro di me.>>

            Crocodile gli sferra un altro pugno ma Rhodey è pronto a bloccarlo con la mano destra.

<<Troppo lento.>>

            Stringe il pugno frantumando la mano d’acciaio di Crocodile. L’occhio bionico dell’uomo brilla ma prima che un'altra scarica laser possa partire War Machine glielo strappa.

            Crocodile urla portandosi la mano sana al volto.

<<Hai avuto la tua occasione e l’hai sprecata.>>

            Rhodey spara un uniraggio ad alta intensità contro la sua gamba bionica e Crocodile cade a terra.

            War Machine abbassa gli occhi su di lui e se si potesse vedere il suo sguardo vi si noterebbe un misto di disprezzo e commiserazione.

<<Potrei facilmente ucciderti adesso…>> dice <<… ma non sono quel tipo d’uomo… non più, diversamente da te. Mi accontenterò di quel che ti ho fatto. Io ed i miei amici ce ne andremo adesso e spero che non ci rivedremo mai più.>>

        N’Dingi sembra tranquillo mentre risponde:

-In ogni caso, ho vinto io: ho liberato questa terra come volevo, è mia e della mia gente.-

            Glenda Sandoval si volta a guardarlo e replica:

-Conosce questa frase dottore: “Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?”[6] Fossi in lei rifletterei su queste parole.-

<<Andiamo Glenda.>> interviene Warwear<<Inutile perdere altro tempo.>>

            Ed escono lasciando solo l’uomo noto come Dottor Crocodile… solo con se stesso.

 

            Il nome del signore è Sebastian Shaw e tra i tanti appellativi che gli sono stati dati nel corso degli anni non figura certo quello di gentiluomo, ma del resto la stessa cosa vale anche per coloro che siedono davanti a lui.

-Sono lieto che siate venuti nonostante le nostre recenti… divergenze.- esordisce.

-Falla corta Shaw e vieni al punto.- replica un uomo dai capelli biondi annodati in un codino -Il mio tempo è prezioso.-

-Ed io non te lo farò perdere Pierce, stai tranquillo. Quello che intendo proporvi è di mettere da parte i nostri dissapori e allearci in una comune impresa: distruggere la Stark-Fujikawa e spartirci le spoglie.-

-Dimmi di più.- replica una donna dai lunghi capelli neri vestita, si fa per dire con un corsetto un ridotto perizoma, lunghi stivali con tacchi a spillo e un mantello, tutti rigorosamente neri, e nel cui sguardo brilla una luce maligna -Sono sempre interessata al potere ad alla distruzione.-

-E sarai accontentata, mia cara Selene.- ribatte Shaw sogghignando -Te lo garantisco.-

 

 

5.

 

            La visibilità torna nella stanza ormai devastata dove una figura in armatura rossa e oro giace su quel che resta del pavimento mentre i componenti della Squadra della Morte le si avvicinano con circospezione.

-Sembra che lo abbiate davvero abbattuto.- commenta il Conte Nefaria -Buon lavoro, è valsa la pena di tutta questa distruzione. Spenderò volentieri i soldi per la ristrutturazione e farò in modo che Stark riceva una foto del suo servo in armatura sconfitto. Forse imparerà che non si manda un ragazzo a fare il lavoro di un uomo. -

-Aspetti ad avvicinarsi, Conte.- lo avverte Firefight -Potrebbe non essere sicuro.-

-Sciocchezze. Non sono abituato a nascondermi dietro ad altri e non comincerò certo adesso.

            Si avvicina all’uomo in armatura apparentemente esanime… che improvvisamente scatta e lo afferra per il bavero.

<<Dovevi dar retta al tuo scagnozzo Nefaria.>> esclama mettendosi in piedi <<Sono più tosto di quel che credevi: Tony Stark le progetta bene le sue armature.>>

-Non mi fai paura.- ribatte, sprezzante Nefaria.

<<Sì ci credo.>> si rivolge agli altri <<Ora liberate la ragazza o potrei essere tentato di spezzare il collo al vostro principale.>>

-Non sei il tipo… non hai il coraggio.-

<<Credi? Vuoi mettermi alla prova?>>

-Di certo sei un vigliacco.- ribatte Firefight –Ti nascondi dietro un ostaggio.-

<<Sarò lieto di darti soddisfazione più tardi. Ora libera Judith Klemmer prima che perda la pazienza.>>

            Il guanto di Iron Man, puntato sfrigola di energia e Firefight ordina:

-Liberatela.-

            Le manette ai polsi dell’agente dello S.H.I.E.L.D. sono tolte e la ragazza si massaggia i polsi mentre Pavane le rivolge uno sguardo carico di odio.

<<Stai bene?>> le chiede Mike O’Brien.

-Abbastanza.- risponde lei –E tu?-

<<Nulla di rotto. E ora il nostro caro Conte ci dirà dove ha spedito Indries Moomji e perché.>>

            Nefaria ride mentre replica sprezzante:

-Pensi davvero che te lo dirò?-

<<Chissà… potresti non gradire le mie maniere.>> ribatte Mike poi si rivolge a Judith <<Vieni qui ed afferrati a me.>>

            Un po’ perplessa la ragazza fa come le è stato detto e subito dopo Iron Man si alza in volo.

            Firefight fa il gesto di sparare contro di lui ma Pavane lo ferma.

-Sei pazzo?- lo apostrofa -Potresti uccidere Luchino.-

-Giusto.- commenta Firefight abbassando il braccio -Non conviene mai uccidere chi ci firma gli assegni. Caccia… sta a te andar loro dietro ma tieniti fuori vista e non prendere alcuna iniziativa finché non sei sicura che il Conte non possa venir ferito. Noi ti seguiremo.-

            La ragazza in armatura a un cenno di assenso e prende a sua volta il volo.

-Vengo con voi.- afferma Pavane.

            Firefight squadra la donna in bikini di pelle e cerca di dissimulare il suo disprezzo… in fondo è pur sempre la donna dell’uomo che gli paga i conti.

-Faccia come vuole, Miss Pavane, ma si tenga fuori dalla linea del fuoco.-

            Lui e il suo avversario in armatura hanno appena cominciato.

 

            Altrove, nella lussuosa suite di un altrettanto lussuoso albergo l’uomo dai capelli rossicci abbondantemente spruzzati di grigio che si chiama Vincent Vandergill porge alla donna che è con lui, una bellissima bruna dai lineamenti vagamente esotici che indossa solo un seducente négligé di pizzo, una coppa di autentico Champagne.

-Al nostro… sodalizio, mia cara.- dice lui.

-Al nostro sodalizio mio caro Vincent.- replica Indries Moomji con un sorriso ammiccante.

            E al vantaggio che me ne verrà, povero stupido, pensa divertita.

 

            Sunset Bain guarda la porta dell’ascensore privato che porta direttamente nel suo attico aprirsi e rimane sconcertata nel vederne uscire non la persona che aspettava ma un giovane dai capelli neri e scarmigliati, alto circa un metro e 80, snello e ben piazzati con un sorrisetto insolente sul volto.

-Shinobi Shaw!- esclama riconoscendolo -Come sei arrivato qui? Ti manda Sebastian?-

-Io e mio padre non andiamo molto d’accordo, dovrebbe saperlo Miss Bain.- replica figlio di Sebastian Shaw avanzando nell’ampio salotto.

-Ho sentito dire che una volta hai tentato di ucciderlo.-

-Senza riuscirci, purtroppo.- ammette tranquillamente Shinobi -Mi crederà, quindi se le dico che non sono qui per aiutarlo ma piuttosto per il contrario.-

-Come hai fatto ad arrivare qui? Io pensavo…-

-Che fosse qualcun altro? Lo so: ho preso il suo posto ma spero di potermi far perdonare e non farti rimpiangere la sostituzione. Si dà il caso che abbia delle informazioni sulle attività di mio padre che sono certo che ti interesseranno mia cara Sunset… posso chiamarti Sunset, spero.-

            Sunset fa un largo sorriso.

-Se quello che hai da dirmi è davvero interessante, puoi chiamarmi come vuoi.- risponde -Comincia pure.-

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Poco da dire su questo episodio:

1)    Dovreste tutti conoscere il Cerchio Interno del Club Infernale, composto da otto membri che portano come appellativo il nome dei pezzi principali degli scacchi. Sebastian Shaw ne è lo storico Re Nero, un titolo che ha guadagnato, perso e riguadagnato svariate volte. Tra i presenti alla riunione da lui convocata ci sono almeno altri due membri storici della congrega: Donald Pierce, già Re Bianco ed ormai più macchina che uomo, e Selene, mutante vecchia di almeno 12.000 anni, dotata di forti poteri psichici e di un discutibile gusto nel vestire, storica Regina Nera. Gli altri membri della squadra radunata da Shaw dovremo aspettare ancora un po’ per conoscerli.

2)    Shinobi Shaw è il figlio di Sebastian ed è anche lui un mutante il cui potere è il controllo della propria massa analogamente alla Visione. Tra lui e suo padre si può proprio di dire che non corra buon sangue. Shinobi è un vizioso depravato privo di ogni freno morale anche più di Sebastian e persegue solo il proprio interesse, in questo caso, pare, offrendo la sua alleanza a Sunset Bain.

Passiamo, ora, a parlare del prossimo episodio: Tony Stark deve fronteggiare un misterioso avversario che minaccia i suoi familiari, ma di chi si tratta? La risposta potrebbe sorprenderlo. Madame Masque torna in pista mentre suo padre, il Conte Nefaria, ha i suoi problemi, stretto tra un Iron Man e la Squadra della Morte. Intanto Indries Moomji fa la sua mossa in un’intricata partita a scacchi, Morgan Stark e Kenzo Fujikawa duellano per il controllo della Stark-Fujikawa e la società in questione è sotto attacco da parte del Club Infernale guidato da Sebastian Shaw ma Sunset Bain si prepara a controbattere. Il tutto mentre il Mandarino si prepara a colpire.

            Come? Troppa carne al fuoco? Credetemi: non è ancora nulla.

 

 

Carlo



[1] Nell’ultimo episodio.

[2] Su Marvel Knights #30.

[3] Su Marvel Knights #38.

[4] Il cocktail ufficiale della Louisiana, fatto con cognac, assenzio, amaro Peychaud, un cubetto di zucchero e un po’ di limone senza ghiaccio.

[5] Chief Executive Officer.

[6] Dal vangelo secondo San Marco Capitolo 8 Versetto 36.